Apulia Art Ensemble - Sulfureo

REDTOMATO A.P.S.

19/09/2026 — Sulfureo

“Sulfureo” è il nucleo energetico dell’intero progetto. È il brano più fisico, più rock e più radicale del repertorio, ma anche uno dei più complessi dal punto di vista compositivo.

La scrittura nasce dalla volontà di mettere in dialogo mondi apparentemente incompatibili: rock psichedelico, jazz orchestrale, mambo, improvvisazione contemporanea e distorsione elettrica.

Il cuore del brano è costruito su una struttura ritmica quasi paradossale: sotto un’esplosione sonora apparentemente caotica si nasconde infatti un pattern derivato dal mambo. Questa idea di ordine nascosto dentro il caos rappresenta perfettamente la poetica del progetto.

Durante le prove l’ensemble ha lavorato soprattutto sull’impatto collettivo del suono. L’obiettivo non era soltanto eseguire un brano, ma creare una massa sonora viva, quasi vulcanica.

“Sulfureo” rappresenta l’identità stessa dell’Apulia Art Ensemble: una piccola orchestra contemporanea che fonde strumenti jazz, rock, classici e bandistici in un linguaggio originale profondamente radicato nel Mediterraneo ma aperto alla contemporaneità internazionale.

19/09/2026 — Quando la mia cenere…

“Quando la mia cenere…” nasce da una riflessione sul rapporto tra corpo, memoria e trasformazione. La domanda iniziale era semplice ma radicale: cosa resta di noi?

Il titolo volutamente incompleto lascia spazio all’ascoltatore. Non esiste una risposta definitiva: la morte può essere fine, passaggio, dissoluzione o trasformazione.

Dal punto di vista musicale il brano si sviluppa come una lenta processione contemporanea. L’ensemble lavora su timbri rarefatti, armonie aperte e una costruzione emotiva graduale. Alcuni passaggi richiamano la musica sacra mediterranea, mentre altri si avvicinano all’improvvisazione libera.

La scrittura ha cercato di evitare ogni retorica drammatica, privilegiando invece una dimensione contemplativa e quasi rituale. “Quando la mia cenere…” rappresenta uno dei momenti più spirituali del progetto.

19/09/2026 — Rakija

“Rakija” è probabilmente il brano più teatrale e ironico del progetto. Parte da una situazione molto concreta e universale: il momento in cui l’alcol scioglie le rigidità sociali e trasforma le persone in personaggi inconsapevoli.

La Rakija, diffusissima nei Balcani, diventa qui simbolo di convivialità, eccesso, festa e perdita momentanea di controllo. Musicalmente il brano gioca continuamente sull’equilibrio instabile, alternando precisione ritmica e improvvise deviazioni.

L’ensemble ha lavorato molto sull’aspetto performativo della composizione. Alcuni passaggi sembrano quasi dialoghi teatrali tra strumenti: inciampi ritmici, accelerazioni improvvise, fraseggi volutamente sbilenchi.

Dietro l’ironia esiste però anche una riflessione più profonda sulla necessità umana di evasione e socialità. “Rakija” racconta quel confine sottile tra celebrazione e smarrimento, lucidità e abbandono.

09/09/2026 — Dindalò

“Dindalò” è uno dei brani più intimi e sospesi del progetto. Nasce dall’osservazione del linguaggio infantile: quando i bambini non riescono a pronunciare correttamente le parole, le reinventano. In quel gesto c’è qualcosa di profondamente creativo e musicale.

Il titolo stesso è una parola immaginaria, deformata, emotiva più che razionale. Durante la scrittura volevamo recuperare proprio quella dimensione fragile e non perfettamente definibile che appartiene ai ricordi.

Il brano evoca immagini semplici: un’altalena, un genitore, una stanza, una voce lontana. Ma allo stesso tempo lascia spazio al dubbio: ciò che ricordiamo è reale o è già trasformato dalla memoria? “Dindalò” vive dentro questa ambiguità.

Musicalmente il lavoro si è concentrato sulla sottrazione. Pochi elementi, molto spazio, dinamiche morbide e grande attenzione al suono acustico dell’ensemble. Alcuni passaggi sono volutamente incompleti o sospesi, come accade nei ricordi che non riusciamo più a ricostruire interamente.

Nel contesto di Sulfureo, “Dindalò” rappresenta il momento più contemplativo e fragile del percorso narrativo.

28/08/2026 — Eruption

“Eruption” nasce dal fascino ambiguo della natura: qualcosa che può essere allo stesso tempo magnifico e distruttivo. Il punto di partenza creativo è stata l’immagine di un vulcano dormiente, immobile solo in apparenza, ma attraversato da una pressione invisibile e continua.

Nel corso della scrittura il vulcano è diventato rapidamente una metafora emotiva. Ognuno custodisce energie trattenute, paure, desideri, tensioni e impulsi pronti a emergere. “Eruption” racconta proprio quel momento in cui l’equilibrio si rompe e ciò che era sotterraneo diventa visibile.

Dal punto di vista musicale il brano lavora molto sull’accumulo progressivo. La struttura è costruita su cellule ritmiche ripetitive che si espandono lentamente fino a generare una vera e propria esplosione sonora. L’influenza del jazz contemporaneo si intreccia con elementi rock e improvvisativi, creando un linguaggio fortemente fisico ed energetico.

Durante le prove, il lavoro dell’ensemble si è concentrato sull’idea di tensione collettiva. I musicisti non interpretano semplicemente delle parti scritte, ma costruiscono una crescita comune fatta di ascolto reciproco e rilascio emotivo.

“Eruption” rappresenta il lato più viscerale di Sulfureo: un brano che parla di trasformazione, energia e materia viva.

17/08/2026 — Luna di Gaza

“Luna di Gaza” è il brano emotivamente più delicato del progetto Sulfureo. Nasce dall’esigenza di trasformare in musica il senso di impotenza e smarrimento generato dalle immagini della guerra e della sofferenza civile contemporanea.

La composizione non vuole assumere una posizione ideologica o politica, ma restituire umanità al dolore. Durante il processo creativo ci siamo interrogati su quale potesse essere oggi il ruolo dell’arte davanti alla violenza: forse non risolvere i conflitti, ma almeno custodire uno spazio di sensibilità, ascolto e memoria.

La luna diventa simbolo di una luce fragile ma persistente. In assenza di elettricità, in mezzo alle macerie e al silenzio della notte, la luce riflessa diventa metafora di speranza minima ma necessaria. Musicalmente il brano parte come una lamentazione sospesa, influenzata dalla tradizione klezmer e dalle scale mediorientali, per poi trasformarsi lentamente in una danza.

Questa trasformazione è stata centrale durante la scrittura. Ci interessava raccontare la capacità umana di continuare a vivere, danzare e resistere anche nei contesti più drammatici. La musica klezmer, con il suo alternare malinconia e celebrazione, è stata un riferimento importante.

L’ensemble ha lavorato sul controllo timbrico e dinamico, privilegiando un suono intimo e cinematografico. Alcune sezioni improvvisate nascono dall’ascolto reciproco e dalla volontà di lasciare emergere spontaneamente le emozioni dei musicisti.

“Luna di Gaza” è forse il brano che più chiaramente rappresenta la dimensione umana di Sulfureo: un progetto che prova a raccontare il presente senza rinunciare alla complessità, alla poesia e alla possibilità di una futura fraternità tra popoli.

07/07/2026 — Skopje

“Skopje” nasce da una riflessione geografica e culturale. Per molti italiani città come Londra, Berlino o Parigi sembrano mentalmente più vicine dei Balcani, eppure per la Puglia l’altra sponda dell’Adriatico rappresenta storicamente una continuità naturale fatta di commerci, migrazioni, musica e contaminazioni.

La scrittura del brano è partita proprio da questa idea di prossimità dimenticata. La Macedonia del Nord, la Grecia, l’Albania e l’intera area balcanica fanno parte del DNA culturale del Sud Italia. Ritmi dispari, melodie popolari, tensioni armoniche e strumenti a fiato hanno attraversato il mare per secoli, contribuendo alla costruzione di un’identità mediterranea condivisa.

Dal punto di vista compositivo, “Skopje” è uno dei brani in cui l’Apulia Art Ensemble lavora maggiormente sulla fusione tra scrittura e improvvisazione. Alcune cellule ritmiche derivano direttamente dalla tradizione balcanica, ma vengono rielaborate attraverso un linguaggio jazz contemporaneo. L’obiettivo non era imitare una musica etnica, ma creare un ponte autentico tra mondi musicali differenti.

Durante le sessioni di prova, il gruppo ha lavorato molto sull’interplay collettivo, cercando una pulsazione organica capace di evocare il viaggio, il movimento e l’attraversamento. I fiati dialogano spesso come una fanfara in trasformazione, mentre il pianoforte introduce elementi armonici più moderni e aperti.

“Skopje” rappresenta anche un gesto simbolico: riconoscere il Mediterraneo come spazio culturale condiviso e non come confine. In questo senso il brano si inserisce pienamente nella visione progettuale di Sulfureo, che intende valorizzare il dialogo tra culture, generazioni e linguaggi musicali differenti.

14/05/2026 — Sipario

“Sipario” è probabilmente il brano che più esplicitamente racconta il legame di Sulfureo con il Sud Italia, con la Puglia e con quell’immaginario collettivo sospeso tra memoria popolare e contemporaneità. Il processo di scrittura è nato da una domanda molto semplice: può oggi esistere una musica che parli delle radici senza diventare folklore sterile o cartolina turistica?

La risposta è arrivata lavorando su immagini prima ancora che su note. Fellini, il circo, le bande da giro, le marce patronali, le luminarie estive, le piazze del Sud piene di persone che ancora si incontrano fisicamente per parlare, discutere, vivere la comunità. Tutto questo è diventato materiale musicale.

Il brano prende ispirazione dalla poetica di Nino Rota, capace di trasformare la malinconia in festa e viceversa. Da qui nasce una composizione volutamente “cinematografica”, in cui convivono ironia, nostalgia e movimento. L’organico dell’Apulia Art Ensemble è stato pensato proprio per valorizzare questa doppia natura: i fiati evocano la banda popolare e il jazz orchestrale, mentre la sezione ritmica e la chitarra introducono elementi più contemporanei e imprevedibili.

Durante le prove collettive, il lavoro si è concentrato soprattutto sulla dinamica emotiva del brano. “Sipario” non è soltanto una composizione scritta, ma una piccola scena teatrale sonora. Alcuni passaggi sono stati lasciati volutamente aperti all’improvvisazione per permettere ai musicisti di reagire tra loro come attori sul palco.

Il titolo richiama l’idea dell’apertura di uno spettacolo, ma anche la sensazione che certe culture popolari stiano lentamente scomparendo o trasformandosi. Le bande, le feste patronali, i rituali collettivi del Sud stanno oggi assumendo un nuovo significato identitario e culturale, diventando simboli di appartenenza e resistenza culturale.

“Sipario” rappresenta quindi il desiderio di trasformare la memoria in linguaggio contemporaneo, senza nostalgia passiva ma con la volontà di restituire dignità artistica a un patrimonio umano e sonoro ancora vivo.