26/03/2026 — pagina del diario di Giulia del 27/09/2025
E’ 27 settembre 2025 sono le ore 11:29; scrivo queste parole dalla stanza comune di Fushe Kruje, un salotto di pochi metri quadri che dalla mia percezione è però grandissimo. Oggi dobbiamo andare via da qui e succederà tra pochissimo. Domattina, all’alba prenderemo il volo che ci porterà via da qui in un vicino lontano.
Stanotte abbiamo preso il letto dalla stanza della bisnonna morta nel 2016 (si chiamava Zenepe), la stanza si trova fuori dalla casa ed è chiusa a chiave con un lucchetto. Abbiamo preso il letto e lo abbiamo messo nel soggiorno, attaccato al divano. Il sogno di ogni bambina lo stavo vivendo finalmente a 27 anni.
Sono felice mi sa, quella di ieri è stata a mani basse la giornata più bella di tutte, ma la sensazione di non riuscire a trattenere tutto non mi piace. Vorrei essere una spugna enorme. Danzo, scrivo, traduco e trattengo dentro di me ogni cosa che risuona. Altre comunque rimangono, si incollano da qualche parte in una zona silente del corpo e della pelle, in modo invisibile e indecifrabile.
Ho sempre voluto scrivere un lavoro che si chiama Storia, ho pensato ai bauli e alle scatole marroni polverose, agli scavi sentimentali che le memorie le riscrivono toccandole e le traducono con il filtro che è inevitabilmente essere se e vedere il mondo con i propri occhi.
Ho scoperto che la mia famiglia è musulmana. Melisa mi ha mostrato una sua foto in moschea con il velo nero, normalmente non lo porta ma là è obbligata perché le donne non possono mostrare i capelli e per pregare nella moschea devono andare al secondo piano.
Passeggiando per la città si sentono i suoni degli altoparlanti che invitano le persone alla preghiera.
Ieri siamo andati al mare a Tale’s. Sembrava di essere arrivati a Rimini ma con più sporcizia e meno ombrelloni e sdraio.
Era pieno di cani senza padroni, piccoli e grandi e di tutti i colori. Bellissimi, dolcissimi, coccolosissimi mi seguivano mentre camminavo ma loro non volevano che li toccassi. Lo facevo comunque. Ad un certo punto ho pensato che se ne avessi trovato uno e mi fossi realmente innamorata l’avrei preso con me, ovviamente l’avrei voluta femmina e l’avrei chiamata Alba. (Sono pesci ascendente cancro.) Non è successo stavolta.
Al mare faceva freddo ma abbiamo preso coraggio e ci siamo tuffati.
Abbiamo aperto un blog con Dejsi che era l’unione dei nostri 3 nomi: Dejsi, Enrico e Giulia=
DENGY -> diminutivo di dangerous.
Abbiamo preso pizze e byrek alla George Bush Bakery, una Bakery che si chiama così perché un giorno George Bush ci è entrato, e l’abbiamo mangiato in macchina mentre andavamo alla spiaggia.
Mentre camminavamo per la spiaggia abbiamo trovato su uno sdraio cartine lunghe e droga molta ma non l’abbiamo neanche toccata per paura di ripercussioni o trappole. Qui ci parlano di omicidi come se nulla fosse.
E’ stata una giornata felice, forse la più felice, forse l’ho già detto.
26/03/2026 — pagina del diario di Enrico del 27/09/2025
Guardo da fuori, tra il pizzo della finestra, con le lumache stese a terra, l’aria fredda dopo i tuoni, la luce buia di una sera senza più temporali. L’aria si è calmata, non c’è più suono, solo squilli in lontananza, oltre il vetro opaco, tra i saltelli di ogni membro, i saltelli di persone, ognuno si lascia andare quanto può. Io guardo tra le lumache. Vorrei saltare con loro, vorrei fosse infinita questa danza, senza limiti, che mai finisse. Vorrei fosse infinita la somiglianza, la vicinanza di chi ci appartiene, sembrare tutti uguali
17/03/2026 — pagina di diario del 18/10/2025
Scrivo - con un po' di reticenza per la poeticità eccessiva di questa frase - che lo spazio invisibile è reso visibile, il corpo visibile viene nascosto e reso invisibile.
Cresce una domanda: dove sei? Non so bene se sia rivolta a quel che appare o allo spazio che non si vede.
17/03/2026 — Briganti a casa, briganti nel mondo
La condivisione passa spesso da un disegno personale, più o meno intimo, in cui dove possibile riconosciamo la mano di chi lo ha disegnato. Una volta operato lo scambio, quel che condividi è al di là di una tua personificazione e si situa nello spazio mediano - tra i pensieri di mezzo - per quanto non centrale, dove ha sede la nostra terra di unione. Un terriccio inizialmente spoglio e che ora mano mano si veste e si abita di ricordi, immagini, figure e sensazioni. Idee concrete di una terra di mezzo fantasmatica, che abbiamo visitato, abbiamo costruito e condiviso ma che non esiste, se non tra i disegni della nostra realtà.