23/04/2026 — L'intervista con Carlo Griseri
Sono trascorse diverse settimane dalla proiezione, le acque si sono calmate e mentre programmiamo l’iscrizione ai festival, ci viene offerta l’occasione di organizzare un’intervista con Carlo Griseri, giornalista e critico, curatore dei siti Cinemaitaliano e Agenda del Cinema a Torino, nonché direttore del Festival di cinema musicale Seeyousound.
Ci incontriamo allo Studio Ibrido, condividiamo un caffè, facciamo un tour dello studio e poi ci sistemiamo nel salottino per parlare del film, della sua nascita e delle sue speranze.
Approfondiamo insieme l’aspetto visivo e di come le scelte del bianco e nero e della linea sottile definiscono l’identità del film, sia visivamente sia tematicamente e di come l’aspetto autobiografico sia in questa storia non il soggetto, ma uno strumento per comunicare in modo universale l’esperienza di vuoto e di funambolismo affettivo, esperienza che chiunque ha provato almeno una volta nella vita.
Leggeremo nelle prossime settimane l’articolo su Agenda del Cinema.
23/04/2026 — La proiezione in sala
Alla proiezione c’era tantissima gente! È stato commovente vedere la sala piena di professionisti, giornalisti e studenti… ci riempie di soddisfazione.
L’emozione di presentare una propria creazione a qualcuno, a chiunque, è molto intensa (certo, ci sono amici e parenti, ma anche professionisti del settore e giornalisti, la cui opinione può avere degli effetti sul futuro del film). Un’esperienza dal forte impatto emotivo, soprattutto con la presentazione di un film che rivela delle parti di te a chiunque si sieda davanti allo schermo.
Vedendo la sala riempirsi, i buoni propositi di un discorso preparato sono stati sostituiti dall’emozione e ho presentato il film in pochissime parole lasciando che parlasse da sé. Dopo la proiezione, ho potuto presentare il film in maniera più estesa, condividendo aneddoti sul percorso di realizzazione e sulla scrittura. Non sono mancate domande, curiosità e commenti (positivi!) da parte del pubblico.
È stato interessante come il dibattito artistico sul film si sia mescolato ai temi legati alle relazioni e al rapporto con i propri affetti, evidenziando la qualità di un film di smuovere la sensibilità degli spettatori e generare scambio umano.
Dopo la proiezione ho ricevuto moltissimi messaggi e quelli che mi hanno colpito maggiormente sono quelli che arrivavano da persone che non avevano contezza del fatto che fosse una storia personale e hanno comunque sperimentato una connessione con il film, non apprezzando la mia esperienza, ma trattando il film di un funambolismo anche emotivo, rivedendo la propria esperienza e portando con sé delle riflessioni sulla propria vita personale.
Questa è la più grande gioia nel realizzare un'opera e per me è commovente pensare di essere riuscita a raggiungere altri bambini di funamboli. Oltre a me stessa.
23/04/2026 — Il sound
Il suono fin dal principio è stato uno degli aspetti su cui ho fantasticato di più.
L’assenza di colonna sonora, ad eccezione del brano che accompagna la sequenza centrale, è una scelta che mi ha sempre convinta ma che sapevo avrebbe richiesto molta attenzione. Alessandro Montagnana è l’autore del sound design e in lui ho trovato la sensibilità artistica che cercavo. Abbiamo lavorato molto in profondità sul significato intrinseco dei suoni che abbiamo scelto e scavato per creare un'aura di memoria. Sono molto contenta di aver sperimentato un dialogo creativo sul suono e che siano presenti le tracce di questo intreccio.
Chiaramente l’efficacia del suono si è finalizzata nella fase di mix svolta con Luca Bagetto, con cui si è andata a descrivere la profondità e a trattare l’ingresso della musica in modo da trovare un intreccio armonico tra montaggio della musica e del video e la fusione dei suoni.
Un film che si affida a una grafica essenziale per la messa in scena dà al suono un ruolo importante nel conferire concretezza allo spazio dove si ferma il tratto. Ci sono suoni che per sempre mi riporteranno a quella ricerca e che mi auguro restituiscano una tridimensionalità emotiva anche a chi ascolta il film per la prima volta.
Le ore passate in studio con Alessandro e Luca sono avvenute in una fase finale del film che visivamente stava subendo gli ultimi ritocchi. Questo ci ha permesso di poter già avere un’idea di quale sarebbe stata la forma finale, sia visiva che sonora, e quindi di poter sperimentare e insistere sui dettagli del suono, con un pizzico di pignoleria e decisamente tanto entusiasmo.
Prima di presentare il film sul grande schermo, insieme ad Alessandro e Luca abbiamo lavorato al mix godendo della bellissima sala cinema di IMAGO VFX, dove abbiamo potuto non solo vedere il film su un grande schermo ma anche affinare tutta l’impalcatura sonora per il mix definitivo.
23/04/2026 — Il doppiaggio
Il doppiaggio è stato uno dei momenti più esaltanti. Tutto il lavoro prende vita quando i personaggi animati hanno finalmente una voce. I disegni animati, fino a quel momento muti, acquisiscono linfa vitale scoprendo una nuova personalità nei tuoi personaggi.
Il risultato che avevo in mente era quello di ottenere un doppiaggio naturale, che si mescolasse bene con il suono ambientale e che trasmettesse un’atmosfera di quotidianità. Le registrazioni sono state realizzate nelle sale di O.D.S. - Operatori Doppiaggio & Spettacolo di Torino: studio e scuola di doppiaggio con anni di esperienza, che realizza doppiaggi di produzioni straniere per tutte le maggiori emittenti televisive, piattaforme on line e per il cinema e da cui provengono i due piccoli bravissimi attori del film Frida (10 anni) e Nicolas (9 anni). Roberta Maraini, direttrice del doppiaggio nonché loro insegnante, è stata una presenza fondamentale per metterli a loro agio e per aiutarmi a comunicare con loro nella ricerca dell’interpretazione.
La voce del padre è arrivata grazie a un’ampia ricerca tra attori professionisti e non. Il mio principale interesse era soprattutto trovare un timbro caldo e profondo e David Benjamin Burgat mi ha subito colpito per la qualità naturale della sua voce e, anche se alla sua prima esperienza, si è immerso nel personaggio mettendosi in gioco con curiosità, raggiungendo un risultato degno di un professionista!
La voce della madre è la mia. Questa scelta viene da diverse necessità come quella già accennata di avere delle voci naturali, non perfette. Il personaggio della madre parla principalmente italiano, ma ha alcune battute in francese che mi piaceva che avessero un distinguibile accento italiano. Essendo una storia autobiografica ed essendo il personaggio di mia madre… c’era anche chiaramente una forte motivazione affettiva.
Le sessioni di doppiaggio sono state diverse, ma tutto si è incastrato da subito. Sono molto soddisfatta del risultato finale e felice di aver vissuto questa esperienza che mi ha permesso, non solo di staccare dalla tavoletta grafica per qualche giorno, ma anche di vivere l’emozione di assistere a come i personaggi da me creati prendano voce.
23/04/2026 — L'idea e lo storyboard del film
Alcune immagini ti arrivano immediate, basta lasciare andare la mano e quello che vedevi ad occhi chiusi lo vedi ora sullo schermo. Altre, invece, vanno cercate, scolpite da una massa di pensieri che vanno tutti in direzioni diverse.
Lo storyboard ha cambiato molti volti e tantissime sequenze sono state aggiunte, modificate, tagliate, montate in innumerevoli variabili fino a trovare l’incastro esatto.
Guardando le prime versioni e quella finale, mi accorgo che il film ha gradualmente preso forma mettendo a fuoco gli aspetti che ora posso dire esserne il cuore. Se si confronta il processo di regia e di storyboard dell’animazione con il live action, ci si accorge di come questa fase sia quella che più differenzia le due tecniche. In animazione, infatti, il film attraverso il montaggio (tecnicamente, lo storyboard montato è chiamato “animatic”) viene effettivamente creato all’inizio e i mesi a seguire servono ad arricchire una struttura già presente. I tempi sono già stabiliti, c’è l’animazione (l’equivalente del lavoro di un attore), la scenografia, gli effetti, ma vedi e rivedi sempre lo stesso film che va gradualmente a definirsi e a mettersi a fuoco.
Les enfants des funambules è maturato in me per diversi anni fino a emergere come idea di cortometraggio, quando a un certo punto, è arrivato il momento di crearlo e condividerlo. In questa prima fase così spontanea e rigogliosa, ho dato la prima forma visiva a ciò che poi sarebbe diventato il film.