11/03/2026 — La splendida illusione del cinema: un documentario racconta il fenomeno della desertificazione delle sale
Articolo pubblicato sul giornale on-line "Il Diario Del Lavoro" il 27/02/26, avente come oggetto il documentario "La splendida illusione" prodotto da Amaro produzioni con il contributo di Siae - Mic per il programma "Per Chi Crea 2024".
La splendida illusione del cinema: un documentario racconta il fenomeno della desertificazione delle sale
Secondo i dati dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema, al 2025 in Italia ci sono 1.658 sale cinematografiche attive, di cui circa 740 al Nord, 559 al Centro e 359 nel Sud e nelle Isole. Agli inizi degli anni 2000 erano attive circa 2.700 sale cinematografiche, con un tasso di chiusura che si aggira quindi intorno al 63%. Intere città e paesi italiani, soprattutto delle aree interne o di quartieri marginali, oggi non hanno più nemmeno una sala aperta. Nemmeno le strutture parrocchiali sono state risparmiate da quella che è una vera e propria desertificazione culturale. Al loro posto, nella migliore delle ipotesi, esercizi commerciali o parcheggi; il più delle volte, una saracinesca arrugginita nasconde il lavorio della dimenticanza.
Le ripercussioni economiche sono importanti. Ma il danno più grosso si ripercuote soprattutto sulla socialità. Viene meno un importante luogo di aggregazione, la stanza magica in cui tutti sognano lo stesso sogno a occhi aperti. Si ride e si piange insieme, ci si emoziona all’unisono e le differenze sociali, culturali, di credo e appartenenza svaniscono alla luce azzurrina del proiettore. Dalla prima proiezione al Salon Indien du Grand Café di Parigi, nel 1895, tutto è cambiato. Tranne le emozioni.
Il cinema non è certo destinato all’estinzione. Ma cosa è rimasto di questa splendida illusione? A raccontarlo è un documentario, appunto La splendida illusione, prodotto da Amaro produzioni con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, diretto da Gianmarco Formica, scritto e prodotto da Giovanni Battista Origo. Una raccolta di voci e testimonianze di chi non si è arreso alla desertificazione delle sale e ha imbracciato la missione di portare il cinema dove non c’è più. Il gruppo di Cinema du Désert, un progetto fondato nel 2009 da Davide Bortot e Francesca Truzzi che attraverso un camion attrezzato come sala cinematografica mobile e alimentato a energia solare, porta film in villaggi e comunità isolate, promuovendo cultura, sostenibilità e incontro tra comunità. Le donne della Associazione culturale Eikon, fondata da Maria Vittoria Pellecchia, Francesca e Cecilia Chianese, che con la loro rassegna FeelMare hanno trasformato un’Ape Piaggio in schermo mobile per portare film nelle piazze, periferie e luoghi senza cinema. Oppure l’esperienza di U Cinemittu, un piccolo cinema di Longone Sabino (RI) – considerato uno dei cinema più piccoli d’Italia (solo 12 posti) – nato con l’idea di rivitalizzare il borgo e creare un luogo di aggregazione culturale grazie all’impegno dell’Associazione Biblioteca Verde e alla partecipazione dell’attore Luca Marinelli, con la collaborazione della Pro Loco, del Comune e di altre realtà del territorio. Un simbolo di resistenza culturale e presidio per le aree interne anche contro lo spopolamento. A queste esperienze si accostano le voci di registi, autori, attori e addetti ai lavori – tra gli altri Marco Tullio Giordana, Valentino Picone, Luca Marinelli, Silvano Agosti, Francesco Russo, Boris Sollazzo, Giovanna Gravina Volonté – che raccontano lo stato dell’arte attraverso ricordi e riflessioni, ma anche quelle di comuni spettatori che ribadiscono l’importanza del cinema in luoghi apparentemente destinati allo spopolamento.
Il documentario non è una testimonianza a sfavore delle piattaforme streaming, né una operazione nostalgia fine a sé stessa. La coralità delle testimonianze raccolte, piuttosto, mette l’accento sulla necessità di non disperdere la destinazione sociale del cinema: non solo “morale della favola”, ma anche consolidamento dei rapporti sociali.
Emanuele Ghiani